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  • Anna Chiara Rubino

Milano/Bali sola andata.

Ho detto a mia madre che partivo per telefono.

Era mattina, mi stavo concedendo qualche ora in piscina nella periferia di Milano, una di quelle che costa poco e non è troppo affollata dalla calca assetata di fresco.

Ho preso questa abitudine per sopravvivere al caldo afoso di luglio, quando la città è in procinto di svuotarsi ma non è ancora vuota del tutto, e l’aria è stanca, affaticata, non vede l’ora di essere respirata di meno.

Stavo guardando il vuoto e giocherellavo con un ciocca di capelli, una di quelle bionde, che subito si schiariscono con il sole d’estate.

In un momento di lucidità ho preso il telefono e ho chiamato mia madre.

Ci sentiamo due volte al giorno, di solito, appena esco di casa al mattino e poi quando torno la sera, a giornata conclusa.

E’ un abitudine che abbiamo da sempre, e quando ho tempo la rispetto con amore.

Da quando sono andata via, otto anni fa, è l’unico modo per sentirla ancora vicina a me.

Come se mi svegliassi ogni mattino e lei fosse lì in cucina a preparare il caffè, come se potessi raggiungerla con cinque passi appena e affondare il viso nel suo petto, abbracciandola e baciandola dolcemente per darle il buongiorno.

Mi manca la mia mamma. Con gli anni il nostro rapporto è diventato speciale.

Quando sei solo una ragazzina, un’adolescente, non te ne importa tanto, non fai tanto caso alle cose.

Il tuo piccolo universo gira solo attorno a te, ai tuoi bisogni, ai tuoi problemi, sei l’unico sole e l’unica luna che vedrai mai.

In questa fase, l’amore di una madre è scontato, non c’è niente di più naturale, certo, sicuro.

E' quando “ti fai grande” che le cose cambiano: le etichette madre-figlia si assottigliano e in un preciso momento condiviso delle proprie esistenze, si è donne entrambe, senza più differenza alcuna, a parte gli anni, ovvio.

Ha risposto al terzo squillo, quella mattina.

Ci siamo aggiornate sulla routine, ho chiesto se a casa stessero tutti bene, poi glie l'ho detto.

Vi domanderete, perchè così, perchè al telefono?

Poche settimane dopo ci saremmo viste per la mostra organizzata dall'accademia di fotografia in cui avevo appena terminato di studiare, ma io non potevo aspettare, lei doveva essere pronta.

Pronta a sostenemi nel momento in cui l'avrei detto anche a papà.

Pronta ad abbracciarmi con orgoglio dopo aver avuto il tempo e il modo di far maturare dentro di se, l'idea.

Pronta a lasciarmi andare.

E' così è stato.

Sono Partita, Milano/ Bali sola andata, e a Bali ci ho trascorso un mese.

Un mese meraviglioso e maledettamente difficile al tempo stesso.

Bali è questo: meraviglia e diffficoltà, cultura vera e turismo esagerato, sole e pioggia, sporcizia ricoperta da patina glitterata.

Bali è un sacco di cose, è un binomio, e tu devi essere bravo a destreggiarti tra entrambi i termini.

Se da un lato ho trovato eccessiva l'impalcatura di lusso e movida costruita per accogliere le masse turistiche e sostenere l'economia del paese, dall'altro ho adorato perdermi nei luoghi e sentirmi parte di una cultura, sì estremizzata per fare scena, ma anche adorabilmente vera, pura, gentile.

Bali è un'isola stupenda, lussureggiante, una pennellata di verde intenso sul mappamondo.

E' colorata, viva, trafficata, saporita, di una bellezza sconvolgete, ma è anche maledettamente complicata, soprattutto se sei da sola.

L'inesistenza di trasporti pubblici ad esempio, mi ha reso davvero difficile spostarmi,

e ha spesso bloccato ogni possibilità di scoprire posti nuovi.

Nonostante ciò, con un po' di ingegno, qualche soldino in più e tanta buona volontà sono riuscita a girarla tutta da sud a nord e a scoprire tanto.

Non vi descriverò nel dettaglio i posti e le cose, per questo potete seguirmi sui social e ridere e piangere con me attraverso le pillole quotidiane che propongo sotto forma di stories e di post professionali.

Quello che voglio fare invece è condividere con voi alcune delle cose che non dimenticherò mai del mese trascorso sull'isola degli dei.

Per ispirare chi volesse organizzare un'eventuale partenza.

Per cullarmi in un bellissimo ricordo.

Per ricordare a me stessa che è tutto vero.



La famiglia di Wardani

Denpasar, South Bali.

Non scorderò mai la prima famiglia che mi ha aperto le porte della sua casa, nell'esteremo sud di Bali, a Kuta Selatan nella Reggenza di Badung. Grazie a loro ho avuto immediatamente un assaggio della gentilezza e generosità della popolazione.

Sono stati dei padroni di casa incredibili ed io porterò sempre nel cuore il tempo trascorso a giocare con i bambini e a cantare "Con te partirò" mentre scorrazziamo in motorino tra i sentieri sterrati del sud balinese.



Le ore di volontariato

Kuta Selatan, South Bali.


Non scorderò mai la giornata trascorsa con i ragazzi della Junior Shool Smp 5 Kuta Selatan.

Questa esperienza mi ha aperto il cuore in due e l'ha riempito di sorrisi e tenerezze.

Le loro divise rosse e i loro denti bianchissimi saranno nei miei ricordi per sempre.

Non potete immaginare quanto poco basti a rendere felice chi ha davvero poco.

Un racconto, una carezza, e nel mio caso, una fotografia.



Il Kahiyang Arjuna Cafè

Ubud, Central Bali.

Non scorderò mai Il coffe shop alle porte di Ubud, centro culturale dell'isola di Bali.

Iwan è stato un ospite meraviglioso e ha condiviso con me i segreti della sua attività, facendomi sentire davvero a casa.

Ad oggi non c'è ancora un posto che mi manchi così tanto, dei tanti in cui ho soggiornato.

Dormire sotto le stelle, lo yoga al mattino, la doccia all'aperto con vista sulla città, l'odore perenne di caffè in tostatura, sono cose che mi sono entrate nella pelle, negli occhi, nel cuore.


Il Tempio madre di Besakih

Besakih, Est Bali.

Non scorderò mai le scale d'ingresso al tempio su cui sono stata fermata perchè avevo le metruazioni. Il tempio non l'ho visto, e per mancanza di tempo e soldi non sono tornata, ma una cosa l'ho imparata, una grande lezione su me stessa e sul viaggiare: rispettare sempre le usanze delle culture differenti dalla mia, anche se trovo tali usanze assurde e sessiste.

Se un paese ti accoglie come ti accoglie l'Indonesia, è davvero il minimo che tu possa fare.



L'altalena sull'oceano.

Gili island.

Non scorderò mai le isole Gili, devastate la scorsa estate da un potente terremoto con epicentro nella vicinissima isola di Lombok.

Avevo programmato di restare solo qualche giorno, me ne sono andata dopo più di una settimana.

Il tempo li non mi bastava mai. La pace e la serenità regalatami da queste isole meravigliose hanno guarito quella parte di me, stressata, ansiosa ed agitata che era ancora attaccata alla sua vita vecchia.


Il falò sulle spiagge del nord.

Lovina, Noth Bali.

Non scorderò mai l'ultima settimana trascorsa nel selvaggio nord dell'isola, e la famiglia dell'Apollo hostel che ha colorato quelle intere meravigliose giornate.

L'ultima notte abbiamo organizzato un falò per dirci addio, abbiamo bevuto e cantato a squarciagola, abbiamo riso e fatto il bagno.

Vorrei davvero potervi parlare di come mi sono sentita tuffandomi nell'oceano mentre una luna grossa quanto una mongolfiera brillava nel cielo, ma non lo posso fare, non esistono parole a sufficienza per parlare della gioia e della gratitudine che momenti come questi donano ad una persona come me.

La macchina fotografica è stata tenuta volutamente al suo posto, le fotografie in questo caso le ho fatte con gli occhi.



La bambina sul Tuc Tuc.

Gilimanuk, west Bali.

Non scorderò mai la traversata sul tuc tuc che mi ha portato al porto per lasciare l'isola di Bali.

Quando ogni mia speranza riguardo all'apparizione di un mezzo pubblico era ormai svanita.

Quando credevo di aver finito di fotografare e raccontare.

E' questo il ricordo che porto con me con maggiore affetto e dedizione: quegli occhi neri che mi guardano, il vento tra i capelli, il via vai di animali, di frutta, di borse.

Un caos ordinato di movimenti e rumori, il sunto perfetto di un'avventura scostante e tuttavia indimenticabile come quella sull'isola di Bali.



Restate con me, e scrivetemi se avete curiosità.

Io intanto vado avanti, ogni giorno, e vivo come non ho fatto mai prima d'ora.

Vi abbraccio.

Grazie di esserci.

Anna Chiara

#iopartosola.




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